Google ed Apple si oppongono a Trump: no al registro musulmani

I colossi della Silicon Valley contro la proposta della Casa Bianca

0
85

Google ed Apple si oppongono a Trump: no al registro musulmani google TechNinja

Google, Apple ed altre società americane hanno risposto con un secco “no, grazie” alla richiesta di Donald Trump, neoeletto presidente degli Stati Uniti d’America, che stando ad alcune indiscrezioni avrebbe chiesto loro di schedare tutti i loro utenti di religione musulmana.

La proposta nasce nell’ambito di un nuovo progetto di lotta al terrorismo, in particolare a quello di matrice fondamentalista: da qui la richiesta di creare un “registro dei musulmani” per semplificare la raccolta delle informazioni da parte degli enti di investigazione: i giganti della Silicon Valley, con i loro milioni (e talvolta miliardi) di utenti, potrebbero rappresentare una inesauribile miniera di dati da cui attingere.

Google ed Apple si oppongono a Trump: no al registro musulmani trump TechNinja

In ordine cronologico, la prima società a rispondere ad una tale richiesta, che ci teniamo a precisare mai ufficializzata dalla Casa Bianca, è stata Twitter, che ha optato per un secco rifiuto. A ruota è arrivata la risposta di Apple, che tramite un portavoce ha fatto sapere di distaccarsi completamente da un tale progetto, poiché la filosofia della società sostiene che “ogni persona deve essere trattata allo stesso modo, indifferentemente da cosa creda o ami”.

Google ha invece detto di essere felice di non aver ricevuto nessuna richiesta in tal senso, e che in ogni caso avrebbe rifiutato categoricamente. Anche Facebook, tramite il CEO Tim Cook (che a giorni dovrebbe avere un incontro con lo stesso presidente Trump), si è espresso duramente contro un tale progetto, negando la possibilità che vengano utilizzati i dati dei suoi quasi 2 miliardi di utenti. Oracle, che pure è stata partner della National Security Agency, ha ugualmente rifiutato.

La società di car-sharing Uber, che potrebbe fornire informazioni riguardo gli spostamenti dei possibili sospettati, si è detta felice di collaborare con il governo degli Stati Uniti, a patto che ciò non leda ai diritti della persona, o che, come in questo caso, non costituisca una forma di discriminazione religiosa.