Scandalo Uber: alcuni dipendenti tenevano segretamente traccia degli spostamenti di personaggi in vista

Il sistema "God View" avrebbe causato una fuga di dati sensibili

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Non trova pace Uber, azienda che permette ai privati di diventare, tramite una app, dei veri e propri tassisti, ricevendo richieste e prenotazioni direttamente sul proprio smartphone: dopo le proteste scoppiate in tutto il mondo nei mesi scorsi, nelle quali si accusava Uber di concorrenza sleale, i dirigenti della società californiana devono ora vedersela con alcune pesanti dichiarazioni rese pubbliche durante un processo con un ex dipendente, l’agente forense Ward Spangenberg.

Spangenberg, ora quarantacinquenne, ha iniziato ad occuparsi della sicurezza del sistema alla base di Uber sin dal Marzo 2015, ma è stato radiato appena undici mesi dopo per motivi non ben specificati: si parla di discriminazione per l’età, tuttavia Spangenber è convinto che il suo licenziamento sia correlato al fatto che, sin da subito, avesse denunciato alcune falle nei sistemi di sicurezza.

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Tali falle riguardavano sopratutto il sistema denominato “God View”, traducibile in italiano con “Vista da Dio”: si trattava infatti di una vera e propria visuale da Dio, strumento che permetteva ai dipendenti di Uber di seguire gli spostamenti degli utenti e dei loro passeggeri, danneggiando quindi la privacy di entrambi.

Nonostante Uber abbia limitato il fatto, chiarendo che sono solo dieci i casi accertati di utilizzo improprio della “God View”, e che tutti e dieci i dipendenti coinvolti sono stati immediatamente licenziati, il dubbio che ci possa essere stata una fuga di dati è più che legittimo. Nel corso della causa è stato dimostrato infatti che, prima dell’ispezione della polizia negli uffici di Uber, una grande quantità di prove è stata distrutta, segno che ci fosse effettivamente qualcosa da nascondere.

La notizia preoccupa chi usa tale servizio oggi più che mai, poichè un nuovo aggiornamento rilasciato qualche settimana fa permette ad Uber di seguire gli spostamenti dei propri utenti anche quando questi non stanno utilizzando l’applicazione.