Molte applicazioni gratuite di Android stanno violando le linee guida di Google Play Store, condividendo le informazioni dell’utente: è vero?

Uno studio mette in mostra che oltre applicazioni gratuite Android presenti sul Play Store violano le norme sulla privacy, anche se questa affermazione non è supportata da alcuna prova.

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Uno studio completato dalla Carnagie Mellon University ha scoperto che la metà delle 18.000 applicazioni gratuite Android non hanno una politica sulla privacy in vigore. Inoltre, alcune di quelle che applicano la politica sulla privacy, non sempre sono sincere sul modo in cui vengono raccolte e diffuse le informazioni personali.

Ad esempio, il 41% delle applicazioni con una politica di privacy non ha menzionato che raccolgono dati identificabili e il 17% non ha capito che questa informazione viene condivisa.

La maggior parte delle leggi statali e federali richiedono che le applicazioni mobili abbiano politiche sulla privacy in atto, soprattutto se vengono raccolti dati personali. Le applicazioni che hanno bisogno di questo tipo di informazioni, ma non riescono ad avere una politica in atto, stanno violando le linee guida scritte e pubblicate da Google per Google Play Store.

Molte applicazioni gratuite di Android stanno violando le linee guida di Google Play Store, condividendo le informazioni dellutente: è vero? google play icon TechNinja

Se la vostra applicazione gestisce i dati personali o sensibili (comprese le informazioni personali, le informazioni finanziarie e di pagamento, le informazioni di autenticazione, i dati della rubrica o di contatto, i dati del microfono e il sensore della fotocamera), allora la vostra applicazione deve:

Avere una politica sulla privacy, sia nel campo riservato alla Play Developer Console che all’interno del gioco.

Gestire i dati degli utenti in modo sicuro, compresa la loro trasmissione utilizzando sistemi di crittografia moderna (per esempio, su HTTPS).

L’informativa sulla privacy deve, con le eventuali informazioni integrative in-app, rivelare in modo esaustivo come l’applicazione raccoglie, utilizza e condivide i dati degli utenti.

Nonostante queste statistiche, però, non vi sono prove di irregolarità tra gli sviluppatori di Android e, quindi, il problema potrebbe non essere così diffuso come l’Università afferma.