I dati di adozione delle nuove release di Android e di iOS sono imbarazzanti per il Robottino di Google

il Keynote Apple del 27 Ottobre ha rivelato i tassi di adozione dei sistemi operativi mobile più sviluppati ad oggi: iOS ed Android. Le differenze sono davvero notevoli, con un robottino che arranca a seguire il passo di iOS in termini di aggiornamenti: vediamo di capire il perchè.

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Il Keynote Apple tenutosi ieri in California ha visto, oltre alla presentazione dei nuovi MacBook Pro, anche un curioso grafico, che siamo sicuri non sarà certamente scappato ai meno smaliziati di voi. Al palco del Campus Apple, il CEO Tim Cook ha infatti mostrato quelli che sono i trend di adozione dei due sistemi operativi mobile attualmente più diffusi: iOS ed Android.

I dati di adozione delle nuove release di Android e di iOS sono imbarazzanti per il Robottino di Google 1477588115593135 TechNinja

Nell’immagine su riportata potrete vedere infatti il confronto tra i tassi di adozione di iOS 10 ed Android 7.0 Nougat. Secondo quanto riportato, iOS 10 risulta installato nel 60% dei device Apple, mentre Android Nougat in meno dell’1% degli smartphone. Ancora, iOS 9 risulta installato nel 32% dei dispositivi, mentre Android 6.0 MarshMallow in appena il 19%.

I motivi di questi enormi scostamenti nei numeri ormai sono noti ai più: mentre difatti Apple cura sia il software che l’hardware, aggiornando contemporaneamente device vecchi anche 4 anni (e’ il caso di iPhone 5), lo stesso non può dirsi per Android, che vede un ciclo di vita medio (quando va bene) di 24 mesi (nei Nexus). La situazione precipita su Android difatti a causa della vasta frammentazione delle interfacce grafiche utilizzate, e personalizzate dai vari costruttori di terze parti, i quali molto spesso non riescono (o non vogliono per questioni di marketing o tecniche), aggiornare i propri dispositivi.

Questo grafico quindi rivela un problema mai risolto da parte di Google, per il quale gran parte della colpa è proprio attribuibile all’azienda di Mountain View. Il semplice aggiornamento dei Play Services infatti non riesce a risolvere il problema della frammentazione. Quanto detto si ripercuote anche nel Play Store, che ad oggi appare un luogo abbastanza caotico, dovuto al fatto che gli sviluppatori devono testare le proprie app su miriadi di configurazioni (display, soc, risoluzioni) diverse.

Google avrà quindi l’onere di risolvere la situazione. E magari, di estendere la durata degli aggiornamenti dei propri Pixel (che ormai hanno raggiunto cifre da capogiro in perfetto Apple Style), ben oltre i due anni garantiti. E in ultimo, di riuscire a venderli oltre gli USA (ma forse questo è davvero chiedere troppo).