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Apple Watch Sport, Apple Watch, ed Apple Watch Edition

Il 26 Giugno è stata una data memorabile per gli appassionati della mela morsicata: difatti questa data ha sancito l’arrivo in Italia di Apple Watch, il primo smartwatch della mela, dotato di funzioni di notifica avanzate. Stavolta Apple si ritrova in coda circa la novità del device (difatti già da tempo Samsung con il suo gear e LG con i suoi watch hanno sapientemente sfruttato Android Wear per i loro fini). Difatti, complice la rapidità di Google nell’integrazione del suo OS mobile nei vari dispositivi, Apple non ha potuto stavolta sfruttare “l’effetto novità”, come fu nel 2007 per iPhone, il primo smartphone multitouch che diede vita agli smartphone moderni, per come oggi li concepiamo. Tuttavia ciò non ha scoraggiato l’azienda di cupertino, che con questo smartwatch sembra avere tutte le carte in regola per dettare legge anche in questo panorama. Ma andiamo con ordine.

Confezione di Apple Watch

Preliminarmente è bene dire che non esiste un unico modello di Apple Watch: l’azienda californiana difatti ha definito il suo Apple Watch come il suo device più personalizzabile mai concepito. E sebbene ciò non possa dirsi tanto nel software (con l’unica eccezione delle watch faces, che vedremo seguito), sembra che la definizione calzi a pennello per l’orologio in se: Apple Watch infatti si presenta in 3 versioni:

  1. Apple Watch Sport, con cassa in alluminio e cinturini in gomma elastomerica
  2. Apple Watch con cassa in acciaio e cinturini in acciaio o pelle
  3. Apple Watch edition (qualcosa di folle) con cassa in oro e cinturini in pelle, con prezzi che vanno dagli 11.000 euro ai 18.000 euro

tutte e 3 le versioni si presentano in due “sottomodelli”: il modello con cassa da 38 mm (per polsi piccoli) ed il modello con cassa da 42 mm. Pur dovendo fare questa precisazione, vi confiderò che, pur non avendo un polso da maciste, l’Apple Watch con cassa da 42 mm mi calza davvero bene.

 

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Apple Watch Sport, Apple Watch, ed Apple Watch Edition

Questo fa si che anche le confezioni siano diverse: difatti, mentre per la versione sport troviamo una confezione “molto allungata” (stile quella dei vecchi swatch per intenderci), per le versioni più costose la confezione diventa un parallelepipedo.

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La confezione del mio Apple Watch Sport Nero 42 mm.

Inoltre mentre la versione sport ha una caricabatterie in plastica, le versioni più costose hanno un caricabatterie in acciaio. Sorvolati questi piccoli particolari, all’interno della confezione troviamo ovviamente apple watch, mezzo cinturino di taglia m (da sostituire a quello presente di default che e’ di taglia L), il caricabatterie ed il cavo, che presenta ad una estremità l’attacco USB, mentre all’altro estremo una carica di tipo induttivo. Ciò significa che, a differenza degli altri device di casa apple (che vantano ad oggi cavi di tipo Lightning), questo device si ricarica per accostamento della parte induttiva al retro del watch. La ricarica è abbastanza veloce. Difatti per raggiungere l’80% della sua carica completa, Apple Watch impiega circa 1,5 ore, mentre per raggiungere la piena carica dovremo aspettare un’ora in più, con un tempo di attesa complessivo di 2,5 ore. Una volta scollegato il dispositivo dalla presa, a dispetto di quanto ipotizzato prima della sua uscita (ed in questo caso un mea culpa è d’obbligo), Apple Watch garantirà una intera giornata di uso stress. Nello specifico, con il modello da me acquistato (l’apple Watch Sport nero con cassa da 42 mm), staccato dalla presa di corrente alle 7.15, mi ha permesso di arrivare a sera (le 23.00) con una autonomia residua del 20%. Appare mantenuta quindi la promessa di Apple di garantire al device una giornata di autonomia, complice anche la pesante ottimizzazione software.

 

Apple Watch, Bello bellissimo, ma a cosa serve?

Una volta aperto il device, tanta è stata la mia meraviglia all’apertura dello schermo. Lo schermo oled presenta una definizione altissima, e  la gamma cromatica risulta molto ben riprodotta. Ovviamente risultano perfetti i neri, proprio a causa della tecnologia del display usata. La sincronizzazione con iPhone è facile e veloce (dovrete possedere almeno iOS 8.2). Difatti, non appena acceso il device, comparirà a schermo una piccola nebulosa. Inquadrando con la fotocamera del vostro iphone la nebulosa, si avvierà la sincronizzazione iphone – watch, in maniera veloce e comoda.

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Sincronizzazione di Apple Watch con iPhone

Il design è innegabilmente a vantaggio di questo dispositivo, come ogni cosa prodotta da Sir Jony Ive: seppur difatti non brilli per sottigliezza ( siamo di fronte ad uno spessore di “ben” 11,5 mm), i materiali utilizzati e la cura nei dettagli sono tipici dell’azienda californiana. Un unico appunto: risulta “brutto” ai miei occhi che il retro di Apple Watch risulti in plastica, e che solo i modelli più “esorbitanti” in termini di prezzo vantino un retro in ceramica. Ovviamente questo risulta una mossa di marketing per permettere l’unicità del prodotto più costoso, anche se tale unicità, materiali a parte, perde ogni senso di esistere di fronte al software, che risulta il medesimo sia per la versione sport, che per la versione edition. Il dispositivo inoltre è certificato IPX7, ovvero resisterà a schizzi d’acqua e sudore. Dimenticatevi quindi la doccia o la nuotata in piscina, anche se certi video sembrano smentire questa ipotesi: in ogni caso, un eventuale malfunzionamento per liquidi non permetterebbe la riparazione in garanzia, quindi #sapevatelo.

Ma a cosa serve esattamente Apple Watch? su questo si è subito aperta una diatriba tra chi lo ritiene un valido gadget per ricevere notifiche, e chi lo ritiene un inutile giocattolo che a breve non andrà più di moda. Pur non sottovalutando i potenti mezzi del marketing di Cupertino, mi sento di dire che Apple Watch abbia un suo perché, anche e soprattutto in virtù di quell’ecosistema che Apple sta sempre più cercando di integrare tra i suoi dispositivi. Il suo perché purtroppo viene reso quasi vano dal software ancora acerbo e dai pochi sensori presenti sul watch. Ma andiamo con ordine.

Si perché essenzialmente Apple Watch (sebbene il software in alcuni punti sia ancora acerbo), vi sarà utile sotto tre aspetti fondamentali della vostra vita:

1. Ricevere notifiche in tempo reale senza dover portare sempre con voi il vostro iphone

2. Poter effettuare e rispondere alle chiamate senza il vostro telefono.

3. Essere utilizzato nella vostra attività sportiva.

Partiamo dal primo aspetto. Ho tenuto apple watch al polso per circa 4 giorni e posso assicurarvi che, sotto questo punto di vista, il device fa il suo sporco dovere. Mentre prima infatti per leggere un messaggio in arrivo avevo bisogno necessariamente di portare con me il mio iPhone o il mio iPad, ora ho tutto a portata di braccio. Il device notifica puntualmente ciò che scegliamo di notificare, e lo fa in maniera precisa e puntuale. l’unico neo della faccenda consiste nella attuale scarsa ottimizzazione delle app. Per esempio, whatsapp (eterno ritardatario) permette solo di ignorare la notifica letta. Meglio va su Messenger (anche se l’acquisizione di Zuckerberg di whatsapp si fa sentire), ove, oltre al sempiterno ignora, potremo anche optare per un pollice all’insù. Molto meglio va su Telegram, ove possiamo scegliere anche di rispondere (ed in questo caso avremo delle risposte veloci, o la possibilità di inserire emoji, o anche dettatura vocale), o sull’applicazione iMessage, fornita di serie col device. All’arrivo di una notifica, il watch vibra grazie ad un gingillo hardware posto al suo interno, e denominato da Apple come “Taptic Engine”. Taptic Engine non è altro che un piccolo dispositivo posto all’interno di apple watch, e che si occuperà di produrre una piccola vibrazione all’arrivo di una notifica. Sotto questo punto di vista devo dirvi che la vibrazione non è eccessiva, e che comunque risulta una piccola genialata, dandovi quasi il senso che qualcuno vi stia toccando il polso. Appena arrivato ala notifica, vi basterà girare il vostro polso per abilitare lo schermo di Apple Watch ( caratteristica che comunque è disattivabile dal menu impostazioni) e leggere così la notifica. Quel che vi consiglio, nella mia piccola esperienza, è di non abilitare le notifiche di tutte le vostre app, o correrete il rischio di girare per la città come degli autentici idioti lobotomizzati che guardano il loro polso per ore.

Apple Watch non è solo un “notificatore”. Difatti l’orologio di Cupertino vi permetterà di effettuare e ricevere chiamate vocali, o in alternativa facetime audio (feature questa, attesa con Watch OS 2 in autunno). L’audio in capsula non è forte, e non vi aspettate di poter chiamare in posti affollati (anche perché correreste il rischio di fare la figura del pazzo, o peggio ancora di Michael Night). viceversa, ho trovato ottima questa feature in macchina, al posto delle cuffie bluetooth (che, diciamocelo, molto spesso ci secchiamo di metterci addosso), o anche in casa, per evitare di alzarmi dal divano e prendere l’iPhone. Sotto questo punto di vista Apple Watch fa il suo lavoro, anche se mi sarei aspettato un audio più forte. Ad ogni modo, il nostro interlocutore ci sente bene, quindi la “feature” è stata azzeccata a metà.

Andiamo all’ultima feature: l’uso durante l’attività sportiva. Sotto questo punto di vista, mi sarei aspettato molto di più da apple, che nei mesi trascorsi tra la presentazione e la vendita del dispositivo, ne ha tessuto le lodi inerenti il suo uso in attività sportive (tanto da dedicargli anche un modello, lo sport appunto). Iniziamo col dire che Apple Watch non ha un GPS interno, pertanto scordatevi di pensare di poter tenere traccia del vostro percorso senza avere il vostro iPhone con voi. Difatti Apple Watch sfrutta la connessione bluetooth dell’iPhone per tenere traccia della posizione del device (stesso trucchetto utilizzato pur in mappe). Senza iPhone, Apple Watch diventa un più modesto contapassi , che misura anche le calorie bruciate, sebbene con notevole approssimazione. Per testare quanto detto ho avviato una pratica di running con l’app attività ed insieme a Runtastic. Il perché è presto detto. Runtastic allo stato attuale non permette la misurazione dei battiti cardiaci; ciò è dovuto al software Watch OS 1.01 ed alle sue restrizioni, restrizioni che dovrebbero cadere con l’avvento di Watch OS 2.0 e l’introduzione delle cosiddette App Native, capaci cioè di staccarsi da iPhone per sfruttare i sensori di Apple Watch (pochi). Nella mia prima corsa, con iPhone sulla spalla ed Apple Watch al polso, ho avviato contemporaneamente Runtastic ed Attività: Con mio grande stupore 40 metri dopo mi sono dovuto fermare, poiché Runtastic, pur premendo su start non si era avviato: il popup (comparso appunto dopo svariati secondi) mi chiedeva di avviare prima l’app Runtastic presente sul mio iPhone. Ho così avviato l’app e ripreso a correre. A fine corsa (circa un ora e dieci minuti con 10 km percorsi) l’app attività segnava delle differenze rispetto alla controparte Runtastic: le notevoli differenze risiedevano soprattutto nel calcolo delle calorie bruciate, ed il perché è presto detto: mentre difatti Runtastic per il suo calcolo utilizza il GPS di iPhone, tenendo conto di livelli e dislivelli, ma senza usare il battito cardiaco come riferimento. Ne è risultata una diversa misurazione tra le due app:

 

 

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Misurazione dell’attività sportiva su Apple Watch con Runtastic (in alto) ed Attività (L’app predefinita di Apple Watch).

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Esiste quindi una diversa approssimazione delle grandezze in gioco, e ritengo che per la pratica sportiva Apple Watch debba crescere parecchio, oltre che come numero di sensori, anche come software (anche se mi riprometto di aggiornare l’articolo non appena uscirà Watch OS 2.0). Infine, Runtastic ha segnato in mappa il percorso compiuto; ciò è stato possibile poiché ho utilizzato iPhone. diversamente non avrei avuto contezza del percorso compiuto.

 

Apple Watch recensione di Watch OS, un OS non ancora all’altezza degli standard della mela

Gran parte delle responsabilità della “modestia” di Apple Watch, deriva sicuramente dal suo Watch OS, un sistema operativo che sa troppo di acerbo. Molti lag che si avvertono durante l’uso quotidiano di Apple Watch, e che pertanto ne inficiano l’esperienza utente, derivano essenzialmente proprio dal sistema operativo, il quale, dovendo dialogare costantemente con iPhone per la trasmissione bluetooth dei dati tra le app, non fornisce tempi di risposta adeguati agli standard ai quali Apple ci ha abituati con il suo iOS. Certamente la situazione dovrebbe risolversi in autunno col lancio di Watch OS 2, ma ci chiediamo se non fosse stato il caso per Apple di aspettare ancora un po, prima di lanciare un prodotto che sa proprio di beta. A complicare il tutto, molte delle funzioni di siri, presenti su iOS, su Watch OS risultano inspiegabilmente assenti. Non si capisce ad esempio come mai Siri non parli. Se durante la guida devo utilizzare Apple Watch per inviare un messaggio, dovrò forzatamente guardare il display per controllare che il messaggio sia stato scritto in maniera corretta, e se questo sia stato inviato. Questo vanifica il concetto di dispositivo indossabile: se proprio devo guardare uno schermo, preferisco guardarne uno da 4 pollici in su piuttosto che quello di Apple Watch. A questo si aggiunga che molte app ancora non sono ottimizzate per l’os del Watch (forse gli sviluppatori aspettano Watch OS 2?). In ogni caso, lato software il tutto necessita di un ordine interno, ordine che Apple ha saputo imporre nei suoi device (i quali per antonomasia risultano i più semplici da usare nel mercato). Non a caso una delle critiche mosse ad Apple Watch è la sua curva di apprendimento, piuttosto ripida, a differenza degli iDevice, e non a caso in USA, dopo le prime vendite record, il dispositivo è passato ben presto la dimenticatoio, passando le vendite da 200.000 a 20.000 al giorno.

 

Riassumendo…

Apple Watch fa parte della categoria degli oggetti hi-tech indossabili (in inglese wereable), che ad oggi, seppur con Android Wear hanno fatto il loro debutto, hanno visto con Apple Watch una più ampia diffusione. Tuttavia l’orologio della mela stupisce ma non convince, complice un hardware abbastanza limitato (primo tra tutti il gps), ed un software non ancora all’altezza della qualità Apple. Ne raccomando quindi l’acquisto (e solo nella versione sport, ovvero la più economica) alle seguenti categorie di persone:

1. Maniaci Apple (vabè, ma che ve lo dico a fare?)

2. Sportivi che praticano corsa a livello dilettantistico

3. Speranzosi in Santo Cook, convinti che Watch OS 2 porterà una rivoluzione al device

 

Per tutti gli altri, il consiglio è uno ed uno solo: aspettare la seconda generazione, sicuri del fatto che Apple non dorma sugli allori e che impari dai propri errori.