I malware per smartphone legali in caso di intervento dello Stato

La Corte di Cassazione ha detto la sua sull'uso da parte dello Stato di malware per smartphone.

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malware per smartphone

La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di reati gravi, lo Stato possa usare spyware, malware e trojan virus per intercettare le conversazioni dei criminali e ottenere informazioni per le indagini preliminari.

Cosa si può fare e cosa no

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La Corte di Cassazione ha stabilito che gli organi di Stato, attraverso dei virus specifici per lo smartphone, possano ottenere informazioni e ledere così la privacy del proprietario di quel dispositivo, senza chiedere il permesso nemmeno a chi ha realizzato quel prodotto.

Ora, questo avviene in circostanze specifiche. Prima di partire con le intercettazioni, o comunque con le operazioni per ricavare informazioni in questo modo, è necessario che ci sia già qualche elemento grave di reato.

Si violerebbe così la privacy solo al fine di tutelare la sicurezza pubblica, per reati di tipo mafioso o di criminalità organizzata in genere. In ogni caso, non tutte le informazioni sarebbero salvate, ma solo quelle rilevanti ai fini del processo.

Le conversazioni private non inerenti, anche se intercettate, dovranno essere cancellate per legge. In più, sarebbe in via di discussione una legge che prevede l’utilizzo di tecnici informatici terzi in queste operazioni, per evitare che, in sede di contraddittorio, più periti di parti diverse possano rendere inutilizzabile quanto emerso dalle indagini.

In ogni caso, tutte le informazioni ottenute con i malware per smartphone passerebbero prima sotto il vaglio critico della magistratura e solo quelle strettamente pertinenti andrebbero a comporre il quadro indiziario.

Da dove parte la sentenza

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La sentenza parte da un giudizio precedente della Corte di Cassazione in merito a un programma usato dallo Stato per recuperare informazioni. In Germania si erano fissati dei limiti, in base ai quali questo tipo di indagini poteva arrivare solo fino a un certo punto.

Con questa sentenza, invece, la Corte di Cassazione italiana stabilisce che, se ci sono i presupposti, l’attività investigativa possa utilizzare i malware per smartphone come strumenti di indagine.

Per il cittadino indagato, restano due tutele: la prima l’uso di un esperto informatico che non c’entra con la Procura e la seconda il fatto che questa forma di indagine avviene solo in casi molto rari, dove ci sono altri indici di reato.

In questo modo, la Corte risolve anche il dilemma su cosa sarebbe successo in Italia se fosse scoppiata una questione come quella dell’FBI e di Apple negli Stati Uniti. Se la cosa accadesse in Italia e ci fossero gravi indizi, allora lo Stato italiano potrebbe utilizzare le intercettazioni, anche se si dovrebbe passare una prima verifica per tutelare la privacy.

Cosa ne pensi di questa decisione? Ti senti tutelato, oppure pensi che la privacy sia fondamentale e non sia rispettata con questa sentenza?