AgCom: le chat online non si pagano, arriva la smentita ufficiale

Arriva la smentita ufficiale dopo la notizia sconvolgente per cui si dovevano pagare i servizi di messaggistica online.

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smentita AgCom

Nei giorni scorsi, era apparsa una notizia secondo la quale le chat online sarebbero state messe a pagamento per via di un intervento da parte dell’AgCom. Ora arriva la smentita ufficiale dall’ente. Ecco tutto quello che c’è da sapere in merito.

Smentita AgCom: cosa c’è di vero

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La smentita AgCom arriva chiarissima dopo la preoccupazione dilagante nella Rete. Secondo la precedente notizia, ora smentita, gli operatori telefonici dovevano richiedere il pagamento agli utenti per l’uso di Whatsapp, Telegram, Facebook Messenger, ecc., perché si usava un numero telefonico che lo stesso gestore aveva pagato in precedenza allo Stato.

In questo modo, il gestore avrebbe ottenuto un guadagno a fronte della spesa fatta. la notizia era apparsa assurda fin dalle prime battute. I GB disponibili sullo smartphone per navigare e usare i servizi di chat online si pagano al gestore, oppure si paga per l’offerta mensile che consente di avere GB gratis per un certo periodo di tempo.

L’ente ha presto fugato ogni dubbio. Tutto è stato frainteso per via di una ricerca fatta dall’ente per le comunicazioni. L’AgCom avrebbe condotto una ricerca per verificare quante persone usano questi servizi al posto di SMS o MMS.

I risultati della ricerca dovranno essere sottoposti all’UE, per verificare quanti utenti sono oggi collegati con questi servizi. Le leggi che ancora non ci sono e che andranno discusse prossimamente e la ricerca contribuisce con i numeri italiani a livello europeo.

A quanto si apprende sulla smentita AgCom, l’ente non sarebbe in accordo con nessun operatore telefonico, né sul territorio né altrove. Non ci sono stati incontri informali né formali. Semplicemente, la ricerca è stata fatta perché attualmente il Parlamento Europeo si starebbe occupando del fenomeno delle chat online.

L’intervento sulle chat online

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L’AgCom ha anche smentito la notizia secondo cui il suo operato avrebbe un risvolto economico. L’ente non ha l’obiettivo di introdurre nuove tasse (e nemmeno potrebbe farlo), ma solo di indagare sul fenomeno per verificare i numeri relativi alle app di messaggistica istantanea.

Quindi, possiamo stare tutti più sereni. Whatsapp, Telegram, Facebook Messenger e tutti gli altri servizi simili saranno gratis. Non ci saranno tassazioni o tariffe speciali per l’Italia. L’unico costo sarà ovviamente l’accesso a Internet, oppure qualche servizio in chat (emoji particolari, per esempio).

Anche le società che fanno capo a questi servizi non hanno nessuna intenzione di metterli a pagamento. Manda i tuoi messaggi veloci gratis senza problemi: nessun ente italiano ti potrà chiedere del denaro per usare le chat!