[REDAZIONALE] Android è open source?

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Nel panorama degli OS Mobile, la contrapposizione più forte tra gli appassionati ha sempre diviso gli utenti in due grandi gruppi: Gli amanti dell’open, ed Gli amanti del closed. Nella continua guerra di fazione che ha come fine ultimo la supremazia di un OS a vantaggio degli altri, gli utenti Android hanno sempre vantato  il fatto che Android fosse un software open, e come tale totalmente personalizzabile in ogni suo aspetto, a differenza della soluzione proposta da Apple col suo iOS, o da Microsoft con Windows Phone. Ma quanto di vero c’e’ in questa asserzione? vedremo di scoprirlo con questo piccolo articolo.

Iniziamo a dare la definizione di software open source. Ci viene in aiuto a questo proposito Wikipedia, la quale alla voce open source recita testualmente:

 

Open source (termine inglese che significa sorgente aperta), in informatica, indica un software di cui gli autori (più precisamente i detentori dei diritti) rendono pubblico il codice sorgente, favorendone il libero studio e permettendo a programmatori indipendenti di apportarvi modifiche ed estensioni. Questa possibilità è regolata tramite l’applicazione di apposite licenze d’uso. Il fenomeno ha tratto grande beneficio da Internet, perché esso permette a programmatori geograficamente distanti di coordinarsi e lavorare allo stesso progetto.

 

Pertanto, un software si può definire open quando il codice sorgente è disponibile a tutti per le modifiche che ciascuno volesse apportare. Torniamo alla domanda iniziale allora: Android è software open?

La risposta, per quanto potrebbe sembrare assurda, è quasi completamente no. Per spiegare meglio quando detto, riprendo le parole di Richard Stallman, il guru della filosofia open source; la posizione di Stallman nei confronti del robotica verde è sempre stata critica.

 

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You ARE NOT, OPEN!!!

 

Stallman ritiene infatti che Android, nell’incarnazione proposta da google, non può assolutamente definirsi un software open source. Il creatore del progetto GNU, in un articolo pubblicato sulla rivista The Guardian, boccia inesorabilmente Android, sostenendo che, seppur i dispositivi con Android a bordo siano certamente molto più open delle controparti proposte da Apple o Microsoft (per i quali non esistono sorgenti che possano essere modificabili, essendo gli stessi di piena proprietà delle rispettive aziende di Cupertino e Redmond), esso abbia subito col tempo una lenta ma inesorabile chiusura del codice e di alcune sue parti fondamentali, come ad esempio il firmware radio, indispensabile per gli sviluppatori per poter programmare la parte telefonica dei dispositivi. Inoltre, fin dalla versione 3.x (nome in codice HoneyComb), Google ha chiuso l’accesso ai sorgenti a terzi, con la scusa che, stando alle parole di Andy Rubin, Google avrebbe rilasciato i sorgenti non appena avrebbe riunificato il codice per adattarlo a smartphone e tablet.

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Android Honeycomb, la versione di Android dedicata ai tablet, non vide mai il rilascio dei sorgenti da parte di Google.

Cosa vuol dire esattamente Stallman? Per capirlo dobbiamo capire cosa sia davvero Android. Molto sommariamente (vorranno scusarmi i tecnici più incalliti), Android è un sistema operativo ideato per girare su smartphone, e che includerebbe al suo interno un Kernel Linux, Alcune librerie, una piattaforma Java ed alcune applicazioni. Ebbene, oltre il kernel linux (sviluppato da Linus Torvalds) tutto il resto è stato sviluppato da Google. Le versioni 1.x e 2.x di Android, furono rilasciate da google con licenza Apache 2.0, che è una particolare licenza d’uso che non include al suo interno il copyleft.

La versione di Linux inclusa in Android non è interamente software libero, poiché esso contiene codice sorgente non libero, parte del quale è attualmente utilizzato in alcuni device. Android usa anche firmware ed alcune librerie non libere. Infine, alcune applicazioni incluse nella versione stock di Android non sono libere.

La licenza di sviluppo e distribuzione adottata da Google, come anzidetto, e’ la Apache 2.0. Questa licenza non prevede la pubblicazione del codice sorgente. Questo spiega quanto detto prima, e cioè il fatto che i sorgenti di android 3.x non vedranno mai la pubblicazione e l’accesso a sviluppatori terzi.

 

A dispetto di quanto pensato ad oggi da molti quindi, Android non sarebbe un sistema operativo open source. O almeno, non completamente.