Google: “Non riusciamo a cifrare il 25% dei siti online”

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Big G non sarebbe in grado, con i suoi spider, di passare alla crittografia di ben il 25% del traffico online: il coming out arriva direttamente da Google, in occasione dell’ultimo TNW di Amsterdam.

Il problema HTTPS

Il protocollo HTTPS consente di garantire una certa sicurezza quando si parla di inserire dati sensibili online. Google ha informato che, da questo punto di vista, i suoi prodotti più diffusi, come Gmail, Ricerca e Drive, sarebbero già garantiti. la stessa cosa, però, non si è potuta dire per prodotti come Google Ads e Maps, almeno non al 100%.

Il problema è che ci sarebbero delle “Barriere tecniche” che ostacolerebbero la crittografia completa da parte del motore di ricerca più importante del mondo. Queste “barriere” sarebbero la molla per cui il 25% del traffico online non si possa decifrare, almeno secondo i parametri e le misure adottate da Mountain View.

Quali sarebbero queste barriere tecniche?

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Google ha lasciato chiaramente intendere che ci sarebbero dei Paesi in cui non si riesce a operare perché:

  • Le strutture lato hardware sono troppo vecchie;
  • I Paesi intervengono direttamente per non consentire a Google la crittografia;
  • Non ci sarebbero in alcuni Paesi le competenze tecniche per portare avanti la crittografia.

Di base, tutti i siti che utilizzano dati sensibili, dovrebbero avere il protocollo HTTPS, considerato più sicuro: il problema, però, è che Google ha scovato, in questo 25%, siti che non lo fanno. Alcuni, tra i più importanti, sarebbero Alibaba, Ebay e il New York Times, che non utilizzerebbero questo protocollo come dovrebbero, oppure non lo hanno proprio implementato.

La trasparenza di Google

Google si è offerto, nel comunicato ufficiale sulla trasparenza, a dare una mano a questi e ad altri grandi siti coinvolti per consentire l’uso del protocollo HTTPS e ridurre quella famosa percentuale del 25%. In questo modo, i dati saranno al sicuro e il motore di ricerca allontanerà questa macchia dal suo curriculum.

Se i siti accetteranno, Google ritiene che, entro la fine del 2016, i portali online saranno in regola con il protocollo HTTPS. L’aiuto non sarà di tipo economico, ma Google si offrirà di creare a Mountain View ciò che manca, oppure di inviare dove serve una squadra di propri professionisti.

Insomma, se da un lato si lamenta un malfunzionamento, dall’altro si tenta di risolvere, sia aumentando l’efficacia dei propri software, sia “venendo incontro” ai big che non riesce a passare sotto crittografia. E chissà che qualcuno non decida di accettare, almeno per proteggere i dati sensibili dei clienti…

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