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Google copia Apple ed Apple copia Google: che fine ha fatto l’innovazione?

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Recentemente Google ha rilasciato la developer preview di Android N, la nuova versione del famoso sistema operativo mobile che, dopo il Google I/O, vedrà la luce in maniera definitiva. Sebbene sia troppo presto per elencare tutte le novità che saranno presenti nella release definitiva, una considerazione va fatta: la nuova distribuzione di Android sa di già visto. E no, non mi riferisco tanto all’interfaccia grafica (anche quella ormai standardizzata negli anni, con solo Microsoft che ha avuto il coraggio di osare, e purtroppo fallire), quando alle “novità” presenti in essa. Assistiamo ad esempio alla nascita dello split screen, o della modalità notturna. Per chi fosse un appassionato ed accanito follower delle novità tecnologiche (o più semplicemente, per chi ci segue giornalmente), avrà da subito intuito come questa novità siano in parte già presenti nella controparte iOS (la modalità splitscreen ad onor del vero presente solo su iPad e non su iPhone). Cosa cambia? essenzialmente nulla, se non i nomi (ma quelli devono differenziarsi obbligatoriamente, marketing imperat). Ed ecco che la modalità notturna su Android diventa il “Night Shift” di Apple. A sua volta, anche Apple copiò la modalità di split screen, e stavolta, contrariamente ai dettami del passato jobsiano, copiò proprio da quella azienda che prese in giro per anni con manifesti: stiamo parlando ovviamente di Microsoft, che introdusse questa feature per la prima volta in Windows 8.1 per tablet e, successivamente, su Window 10. A coloro che per decenni hanno seguito gli sviluppi del campo informatico, sgorgherà forse una lacrima: cosa ne è stata dell’innovazione, dell’osare dei tempi passati? Ricordiamoci della prima presentazione di iPhone avvenuta da un allora raggiante Steve Jobs, in maglia e jeans. iPhone, uno smartphone che faceva pochissime cose rispetto alla concorrenza, ma che introduceva il concetto di touch capacitivo in uno smartphone, ed una interfaccia così reattiva che ad oggi, nel 2016, stenta ad essere eguagliata nella concorrenza.

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Un foto di Steve Jobs, ex CEO di Apple, che presenta la sua creature: iPhone

Ma andando ancora più indietro nel tempo, ricordiamoci di Google, e della sua invenzione che lo portò alla fama di cui oggi gode il suo celebre motore di ricerca. Sono queste innovazioni, idee forse di sognatori ma che hanno rivoluzionato il mondo di oggi. Difatti, chiunque oggi cerchi qualcosa automaticamente lo farà (o per lo meno la maggior parte di noi si intende) su Google. Google è ormai sinonimo di ricerca. E cosa dire degli smartphone? iPhone, nel bene o nel male, è diventata una icona degli smartphone attuali, il metro di paragone di ogni nuovo modello della concorrenza. Lascia un pò l’amaro in bocca, per chi scrive, constatare come i sognatori non sognino più, o come al limite i loro sogni rimangano rintanati in un cassetto. Questo articolo viene scritto nel 2016, anno in cui le novità in campo mobile sembrano essersi assopite. Assistiamo ad un appiattimento generale, ad una standardizzazione del concetto di novità. Mentre nel 2007 si introduceva uno smartphone touch screen, oggi l’utente esclama “wow” alla presentazione dell’ennesimo solito iPhone, ma con colorazione diversa. Ad onor del vero c’è da dire che Apple dopo una lunga fase di sonnolenza, e dopo presentazioni un po sottotono (come non ricordare il “one more thing” di Cook, che presentava quasi come una novità assoluta uno smartwatch, ovvero un dispositivo che la concorrenza già da anni aveva sfornato, e che nulla di più introduce rispetto agli altri prodotti del settore tanto da far dubitare gli analisti del settore per le vendite della generazione successiva?) ha cercato di riprendere il suo slancio presentando quello che, a suo dire, sarebbe stata la seconda rivoluzione dopo l’introduzione del touchscreen. Sto parlando ovviamente del 3D Touch, caratteristica già presentata come force touch sui macbook (ve la ricordate ancora?) e che a detta di Apple avrebbe portato una ventata di innovazione sui suoi device. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Ad un anno di distanza circa dall’uscita dei primi macbook force touch, questa feature non è stata mai utilizzata da nessuno sviluppatore, tanto che lo scrivente (che vi scrive con un macbook 13 pollici con force touch), ha deciso di disattivarla di proposito, risultando praticamente uno spreco.

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Il force touch di Apple: innovazione o occasione mancata?

Oggi invece ci muoviamo in un mondo che sembra dirigersi sempre più verso la realtà virtuale. Dopo l’evento unpacked di Samsung, è emerso chiaramente come le potenze tecnologiche del settore mobile e social, vogliano focalizzare le loro risorse verso la realtà virtuale. Samsung col suo Gear VR, e facebook del sempiterno giovane Zuckemberg, sembrano voler puntare tutto su questa tecnologia.

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Oculus Rift: la realtà virtuale secondo Microsoft

Sebbene siamo ancora agli inizi, sono sicuro che questa potrebbe essere la strada giusta verso cui puntare (e qui ci vorrebbe una tiratina d’orecchie a Google, che non ha avuto il coraggio di osare con i suoi Google Glasses). D’altro canto anche Microsoft col suo Oculus Rift sembra puntare (anche se in maniera più soft oserei dire) verso questo genere di tecnologia, con la differenza che Microsoft non vuole estraniare l’utente dalla realtà vera, ma vuole solo “completarla” con informazioni che saranno fornite dal suo visore. E Apple? possibile che stia con le mani in mano? avrà il coraggio di osare, ma soprattutto innovare quella che si prospetta come la tecnologia del futuro?

Sono sicuro che il 2016 sarà un grande anno per la tecnologia, e per noi tutti. Ed anche se non lo fosse, ne vedremo sicuramente delle belle