Significato Emoticon: una storia più vecchia del previsto

Chi di noi non ha mai aperto il browser del proprio computer o del tanto fidato smartphone col fine di cercare significato emoticon WhatsApp? Magari non tutti, ma la maggior parte degli utenti sicuramente sì. A rivelarlo sono direttamente le statistiche di Google, che mostrano come ogni mese decine e decine di migliaia di persone interroghino il noto motore di ricerca.

 

Questo perché negli ultimi anni le emoticon sono diventate sempre più utilizzate, anche nella vita di ogni giorno. Basti pensare che oggi non è per nulla strano vedere un’email nella posta in arrivo con un messaggio che contenga una faccina sorridente. Fino a poco tempo fa tutto ciò era impensabile. Chi si sarebbe mai sognato di inviare uno smile al proprio datore di lavoro o al proprio dottore?

Significato Emoticon: una storia più vecchia del previsto smiley emoticons history 3d forever 01 TechNinja

Penso proprio nessuno! Ma oggi le emoticon vengono utilizzate quasi come fossero dei sostitutivi della classica punteggiatura di un testo, con lo scopo di rafforzare quanto espresso nel messaggio scritto. Infatti la parola emoticon deriva dall’unione di due termini inglesi, più precisamente emotion e icon, che nell’ordine significano emozione ed icona, e servono ad esprimere un parere o un sentimento.

 

Era il 1982 quando Scott Fahlman, docente di informatica della Carnegie Mellon Univesity di Pittsburgh, propose per la prima volta nella storia la classica faccina sorridente che ora, molto probabilmente, viene usata milioni, se non miliardi di volte, ogni giorno. Non solo su smartphone ma anche su PC. A quel tempo però non era così semplice interpretare i messaggi scritti, quindi Fahlman suggerì l’uso di quello che divenne uno dei simboli più utilizzati nel mondo della comunicazione, lo smile.

 

Da quel momento le cose cambiarono davvero tanto. Nel bene o nel male? Questo ditecelo voi. Fatto sta che con la diffusione degli SMS l’utilizzo delle simpatiche faccine era moderato, anche perché se ricordate bene il numero dei caratteri per i messaggi di testo era limitato. Quindi, era necessario, prestare attenzione ad ogni singola parola o lettera che veniva scritta.

 

Si arrivò poi alla fine degli anni ’90, quando iniziarono a prendere piede i primi software di messaggistica istantanea e quando Shigetaka Kurita, che faceva parte del team di NTT DoCoMo (operatore telefonico giapponese), creò le emoji, i simboli pittografici che tuttora popolano le applicazioni e i social network più utilizzati, come WhatsApp e Facebook. Sia chiaro, emoji ed emoticon non sono sinonimi.

 

Come appena detto le prime sono dei pittogrammi, ovvero immagini che rappresentano stati d’animo, oggetti, luoghi, simboli e animali, mentre le seconde sono dei segni tipografici, cioè delle stilizzazioni grafiche di espressioni umane. Si può dedurre quindi che la differenza tra le due è decisamente marcata, anche se oggi la gran parte delle persone, per pura semplicità, ha scelto di impiegare quasi esclusivamente il termine emoticon.

 

Da quel lontano 1982 in cui Scott Fahlman ebbe l’idea della prima emoticon della storia la comunicazione si è largamente evoluta, così come il numero e la grafica delle emoticon messe a disposizione dalle varie applicazioni di messaggistica istantanea e dai social network. Pensate che ad esempio su WhatsApp si sono raggiunte le oltre 1000 emoji, ognuna con un significato diverso dall’altro. Voi siete soliti utilizzarle? Qual è quella che preferite?