Nel mondo sono milioni gli utenti ad affidarsi a Whatsapp per la messaggistica sui Smartphone, non a caso è stata acquistata da Facebook per 19 miliardi di dollari (pagati in azioni e contanti).
È logico che, tutto ciò che è popolare ed informatico, quest’applicazione è costantemente soggetta ad attacchi di cracking o a vari virus, l’ultimo dei quali sta minacciando tantissimi utenti, fingendosi un comune aggiornamento e una volta aperto infetta l’applicazione e il dispositivo ospite.

Virus Whatsapp, il malware agisce così

L’infezione avviene solo su sistemi Android, il suo nome è “Andr/InfoStl-AZ” o  “Andr/InfoStl-BM” e oltre ad avere un nome in codice impronunciabile si presenta sempre come un link per l’aggiornamento dell’applicazione stessa, chiedendo all’utente le varie autorizzazioni per accedere ai servizi di sistema. Avviato l’aggiornamento questi chiederà all’utente di inserire i propri dati, compresi quelli della carta di credito, necessari per l’abbonamento annuale all’applicazione.

Virus Whatsapp, i peggiori per la privacy cracking password

Una delle cose più rischiose per la privacy: Virus Whatsapp

Una cosa fondamentale per non incappare in problemi di privacy è non aprire i link senza che questi abbiano una provenienza sicura, il Google PlayStore è la piattaforma più sicura per aggiornare le Applicazioni, mentre se volete che la vostra App sia sempre in ottima forma potete scaricare gli ultimi aggiornamenti da APK Mirror, che racchiude tutte le release, anche quelle che non passano dal PlayStore di Android.

Diciamo che in ambito informatico fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio, soprattutto se stiamo navigando in siti web che promettono aggiornamenti innovativi o versioni pirata di Applicazioni altrimenti a pagamento.
Un’altra difesa può darvela un buon antivirus per Smartphone, ne esistono parecchi e molti provengono da aziende operanti da anni già in ambito desktop.

Tutto questo per la reale tutela della privacy, perché siamo in un epoca dove immettiamo facilmente ogni informazione personale, credendoci protetti dai nomi delle grandi società come Whatsapp e Facebook, ma il pericolo è sempre dietro l’angolo, e utilizza proprio questi nomi per infondere fiducia alle vittime.

 

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