[REDAZIONALE] – La crisi colpisce i nostri bisogni primari: cosa direbbe nostro nonno?

L’altro ieri, durate una riunione di lavoro con un architetto, ricevetti improvvisamente una mail sul mio smartphone. Improvvisamente, e non ricordo neanche bene come, si instaurò una piccola discussione sui nostri bisogno attuali, e su come la crisi incida su di essi.

Il lavoro latita, la crisi colpisce sempre di più le nostre famiglie, i nostri cari, i nostri averi. Ma cosa direbbe nostro nonno, o meglio ancora, il nostro bisnonno, se fosse vivo e si facesse un giro per le strade delle nostre affollate città? Vedrebbe si miseria, ma soprattutto vedrebbe macchine e motorini sfrecciare per le vie della città. Vedrebbe gente che chiacchiera su costosi telefonini (dovremmo anche spiegargli cosa sia un telefonino, o per meglio dire uno smartphone), scorrere le dita su tavolette che si illuminano da sole, e che come per magia seguono il dito dell’uomo del 2014. Poi il nostro bisnonno tornerebbe a casa, stanco dopo una giornata così intensa, e troverebbe la famiglia pronta con un buon pollo, o un buon cosciotto, un frigo pieno di ogni ben di Dio (per lui), una tv per ogni stanza.

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Questo il quadro che ieri sottoponevo al mio collega architetto, dopo una mail ricevuta sul mio iPhone. Siamo davvero sicuri che la crisi colpisca i nostri bisogno primari? Se guardiamo indietro nel tempo infatti, i nostri nonni avevano il cosiddetto “pane con la tessera”, ovvero interminabili file per poter riuscire a mangiare.

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Oggi le file sono di ben altra specie. Ci sono file nei supermercati, file negli apple store per acquistare l’ultimo gingillo tecnologico, file nei negozi di tecnologia in generale per usufruire di sconti del 5%. Cosa direbbe nostro nonno? penserebbe davvero che la nostra società è in crisi, provenendo lui da un dopoguerra che ha visto la gente scannarsi per un tozzo di pane?

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La risposta fornitami dal mio collega è stata semplice e lampante: Si, siamo in crisi. La crisi si manifesta, quando l’uomo non riesce ad ottemperare ai suoi bisogni primari. Ma i bisogni primari non sono fissi, ma cambiano in relazione al contesto sociale in cui si vive. E se dunque, per i nostri nonni, mandare una lettera alla propria bella, racimolare un tozzo di pane, e assicurare la sicurezza della famiglia in tempo di guerra erano bisogni primari, oggi i bisogno primari dell’uomo del 2014 consistono nel possedere un account facebook per non essere derisi dagli amici che ti considerano “anormale”, consiste nel possedere l’ultimo iPhone, in modo da non sentirsi definire “barboni”.

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Certo la disamina è logica e razionale, ma sinceramente lascia un po di amaro in bocca. Nell’arco di circa 50 anni i bisogni sono cambiati, ma hanno perso di vista la centralità dell’uomo, sempre più assorto nel suo universo virtuale e di lusso. Oggi è in crisi chi non naviga nel lusso, direbbe nostro nonno.

 

Voi che ne pensate? concordate con la mia disamina, o pensate che il collega avesse ragione?