Uno Steve Jobs rappresentato come mai nessun altro, lo aveva raffigurato prima d’ora. Infatti nei giorni scorsi, uno dei più famosi e creativi artisti di strada londinesi di nome Banksy, si è recato in un campo di rifugiati profughi situato a Calais e lì, per dimostrare la sua vicinanza e il suo aiuto alle persone presenti, ha “donato” un po’ della sua arte, regalando tra le altre cose quattro graffiti particolari, compreso quello dove il soggetto raffigurato è Steve Jobs. I murales di Banksy, assicurano le autorità locali di Calais (situata a nord della Francia) attraverso il loro portavoce, verranno preservati dalle intemperie attraverso un vetro o un supporto di plastica. Infatti anche il Sindaco di Calais, Natacha Bouchart, attraverso le pagine del quotidiano locale Nord Littoral, ha dichiarato che queste opere sono una grande opportunità per la città. Il clamore, porterà turisti e curiosi ad ammirarle, e si spera che il richiamo di questa gente e dell’opinione pubblica, aiuti i profughi che ogni giorno arrivano in massa nel campo di primo soccorso, nell’attesa e speranza poi, un giorno, di poter varcare i confini e giungere sulle coste inglesi. Profughi, come è stato rappresentato Jobs, ad altezza naturale, che trasporta una borsone a tracolla contenente dei vestiti e reggendo un vecchio modello di computer Apple nell’altra mano. Il murales è stato rappresentato su di un muro all’ingresso del campo profughi di Calais chiamato Jungle Camp, circondato da migliaia di tende di immigrati (tutte le opere, comprese le ultime quattro si possono trovare anche sul sito dell’artista). Tutti si chiederanno il perché di questa particolare rappresentazione… Banksy, artista sfuggente e di identità mai ufficializzata nonostante la grandissima notorietà, ha dichiarato ad alcuni media inglesi che la Apple ha potuto prendere vita, grazie alla benevolenza delle autorità Americane che permisero ad un giovane ragazzo di Homs (Siria) di restare sul suolo USA. Infatti, il padre biologico di Jobs, siriano e studente all’università americana in Libano, emigrò in USA negli anni ’50. Da qui il titolo del murales dedicato a Jobs “The son of a migrant from Syria”. Steve infatti, venne adottato in fasce dalla famiglia Jobs ma, il nome del padre naturale, è Abdulfattah Jandali.

Steve Jobs rappresentato come un rifugiato su un murales steve jobs 300x150

 

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