Facebook, Twitter e Google citati in giudizio per la strage di San Bernardino

A due anni dalla strage di San Bernardino, i familiari delle vittime denunciano Facebook, Twitter e YouTube. Le piattaforme, però, da qualche tempo a questa parte si stanno impegnando nella lotta al terrorismo.

I due social network più importanti del momento e YouTube sono citati in giudizio dalle famiglie delle vittime della strage di San Bernardino. La notizie è arrivata proprio in queste ore e riapre il caso.

Facebook, Twitter, YouTube accuse per strage San Bernardino

Quali sono le accuse che hanno spinto le famiglie delle vittime a citare in giudizio Twitter, Facebook e anche Google? Stando a quanto emerge da quanto depositato presso le autorità competenti, le società di cui sopra non hanno impedito a membri dell’ISIS di costruire profili online per reclutare terroristi.

Si tratta di un’accusa forte e ben precisa, che è stata depositata, come detto, presso le autorità competenti ed è ora in fase di accertamento. Ricordiamo che i fatti accaddero nel 2015, quando ci fu una sparatoria in una struttura della città di San Bernardino, che ospitava molti disabili in un centro sociale per disabili. I due assassini, marito e moglie Syed Rizwan Farook e Tashfeen Malik, entrarono armati nel centro e iniziarono a sparare all’impazzata. Il bilancio fu di 14 persone uccise e di 24 ferite. I due attentatori vennero uccisi da lì a poco in uno scontro a fuoco con la polizia.

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Da quel momento, come molti ricorderanno, si aprì un vero e proprio braccio di ferro tra FBI Apple per sbloccare l’iPhone dell’assassino. La casa di Cupertino rifiutò di dare il suo aiuto e, alla fine, l’FBI trovò il modo di entrare nel device dell’attentatore.

 

Dato che da quella ricerca non venne fuori poi molto, le famiglie delle vittime, decise ad avere giustizia e a capire cosa sia effettivamente accaduto, hanno deciso di citare in giudizio Facebook, Twitter e YouTube, con l’accusa di cui sopra. Con questa decisione si vuole mettere in evidenza il fatto che i social media in questione non hanno cercato di impedire ai militanti dell’ISIS di costruire dei loro profili online, finalizzati al reclutamento.

Nel testo della denuncia, depositata presso il Tribunale di Los Angeles, si legge:

“Senza gli accusati la crescita esplosiva dello Stato Islamico negli ultimi anni nel più temuto gruppo terroristico al mondo, non sarebbe stata possibile. Per anni i convenuti hanno consapevolmente e sconsideratamente fornito ai gruppi terroristici dello Stato Islamico account da usare sui social network e attirato nuove leve”.

Parole molto forti, quindi, che dovranno essere passate al setaccio. Tuttavia, è da tempo che si discute di quanto sopra detto e, pertanto, un’azione del genere poteva essere nell’aria.

Ma come hanno risposto i legali delle compagnie di cui sopra? Per loro non è difficile rispondere alle accuse mosse, dato che, da molti mesi, i social più noti, tra cui quelli citati in giudizio, hanno deciso di collaborare con le autorità, fornendo un database di foto e video utilizzati dall’ISIS per reclutare nuovi adepti. Inoltre, a dicembre dello scorso anno, tutti i social si sono impegnati a far sapere all’ISIS che non c’è spazio per i terroristi su suddette piattaforme.

Pertanto, vedremo come proseguirà questo iter giudiziario, fermo restando che i social in questione si sono già mossi in modo tale da impedire ai militanti estremisti di popolare le piattaforme di cui sopra.