In Cina non sono nuove le situazioni di censura e l’ultimo caso si è verificato nello Xinjiang, una delle regioni più grandi del Paese. Questa nuova azione del governo ha fatto parlare molti di Great Firewall, per poter definire la politica di censura che circoscrive la navigazione  internet entro limiti decisi dal signor Lu Wei, in precedenza vicesindaco di Pechino e dal 2013 è capo del dipartimento per la Sicurezza d’Internet in Cina. Prima occorre inquadrare un momento la situazione geopolitica. Lo  Xinjiang è  una vasta regione che confina con parti calde del mondo, come il Tibet, Afghanistan e il Kashmir indiano e per questo, spesso sottoposta a controlli molto più rigorosi, rispetto al resto del paese. Ad esempio, nel 2009 questa zona rimase senza internet per ben 6 mesi, come risposta a forti tensioni nate tra la popolazione di etnia Han e gli Uiguri, minoranza turcofona islamica. Nel clima mondiale generale che ben conosciamo, l’esecuzione di un ostaggio cinese in mano all’ISIS e l’esecuzione di 28 persone accusate d’essere autori di un attentato ad una miniera di carbone della zona, ha spinto le autorità a prevenire ribellioni, spegnendo internet nuovamente.

Sono stati spenti i servizi internet ai circa 20 milioni di abitanti ed un numero imprecisato di utenze mobili dei clienti delle tre principali compagnie di telefonia cioè China Unicom, China Mobile e China Telecom. Ad essere stati colpiti, sono stati soprattutto gli utenti che hanno installato sul proprio smartphone app straniere come whatsapp, istangram o semplicemente aver usato reti Vpn. Molte sono state le lamentele presso stazioni di polizia a seguito di un messaggio sms che molti utenti si sono visti recapitare: “A causa di una notifica di polizia, disabiliteremo il suo numero di cellulare entro le prossime due ore, secondo quanto prevede la legge”.

Anche se non dichiarata, in Cina vi è una forte censura. Infatti i poliziotti hanno spiegato che l’interruzione del servizio sarebbe durata pochi giorni. Alcune persone si sono addirittura visti ritirare i documenti e requisire gli smartphone e la polizia ha controllato ogni post o contenuto pubblicato in internet. In linea di massima il blocco è durato tre giorni, comunicando che non sarebbe più stato possibile utilizzare delle Vpn. Questo è stato vietato perchè molti cinesi si servivano di questi sistemi, per navigare tranquillamente evitando i filtri del Great Firewall.

Da New York Times

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