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Safety Check, l’algoritmo FB che avvisa che stiamo bene.

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Safety Check è un algoritmo che in questo momento storico, serve per tranquilizzare i nostri cari che stiamo bene, in casi di teatri non proprio felici. L’abbiamo visto dopoLo Tsunami in giappone del 2011oppure il terremoto in Tibet e più recentemente, dopo la serie degli attentati di Parigi. Il 13 di novenbre, abbiamo potuto vedere molti stati “sto bene”, così come il giorno dopo a  Beirut ed in Nigeria. In questi ultimi 2 luoghi, Facebook ha tardato a far partire questo sistema, scatenando furenti polemiche a causa di questa discriminazione.

L’azienda è stata accusata di aver dimostrato ben poca sensibilità per le altre vittime, ma Facebook non accetta le accuse. Il sistema è stato attivato anche in Nigeria a seguito dell’attentato alla stazione degli autobus di Yola il 17 di novembre, dove i fondamentalisti islamici Boko Haram hanno ucciso ben 30 persone, convincendo Facebook, ad attivare questa funzione per la prima volta anche in Africa.

Safety Check è un sistema semplice infatti la piattaforma di Mark Zuckerberg è in grado rilevare la nostra posizione attraverso la geolocalizzazione. Naturalmente dobbiamo impostare una città come residenza o inserendo un tag con la nostra posizione geografica. Se rientriamo nell’area in cui è in corso l’emergenza, ci chiede se stiamo bene e se premiamo la scritta “I’m safe”, acconsendo di renderlo pubblico, tutti i nostrti contatti saranno informati della cosa. Inizialmente il tool “safety check”  era nato per avvisare i nostri contatti dopo i disastri naturali come i terremoti in Afghanistan, Cile e Nepal, i tifoni nelle Filippine e nel Sud del Pacifico.

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Purtroppo ora questo sistema  avrà un nuovo significato. Zuckerberg, ha risposto alle accuse di discrimanzione il 14 novembre, giunte da più parti dicendo “Fino a ieri, la nostra politica era solo per attivare il controllo di sicurezza per le catastrofi naturali. Gli eventi ci hanno costretto a cambiarla, prossimamente cercheremo di coprire altri conflitti che coinvolgono le persone”.  Al post del numero uno di Facebook si era aggiunto anche quello di Alex Schultz, gay dichiarato, un manager , molto attento alle discriminazioni “Abbiamo ricevute molte critiche per aver scelto solo Parigi e non Beirut o altre città per attivare il Safety check. Fino ad ora i criteri di scelta sono stati la vastità e l’impatto dell’evento sulle persone. Durante delle crisi come atti di guerra o epidemia il nostro tool non è di molto aiuto alle persone che possono essere coinvolte poiché non è possibile affermare quando qualcuno è veramente al sicuro. L’abbiamo testato dunque per la prima volta a Parigi perché abbiamo osservato un picco di attività social dove molti cercavano informazioni su quello che stava accadendo ai loro cari. Abbiamo dato una risposta a un bisogno in una situazione terribile che non era dovuta a una catastrofe naturale. Negli episodi passati ci sono stati anche abusi, spam e incapacità dei nostri sistemi di gestire il flusso di notifiche. Continueremo dunque ad affinare questo strumento e renderlo più preciso ed efficiente per essere utilizzato al meglio dove più serve”.

da Il sole 24 Ore.