Google contro i contenuti sessualmente espliciti

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Nelle prossime settimane Google permetterà di rimuovere dai risultati delle proprie ricerche foto personali di nudo o dal contenuto sessuale pubblicate senza autorizzazione. È una misura studiata per cercare di risolvere in parte il problema del “revenge porn”, cioè la diffusione online di immagini private allo scopo di umiliare la persona,spesso una ragazza , per i motivi più vari (solitamente in seguito a una relazione finita). Queste foto hanno molto spesso rovinato la vita delle persone schernite e, in alcuni casi, portato al suicidio di quest’ultime.

Amit Singhal, vicepresidente della divisione del motore di ricerca di Google, ha spiegato in un post di un blog di Google che nelle prossime settimane verrà reso disponibile un modulo da compilare per chiedere di rimuovere dai risultati di Google immagini personali «di nudo, o sessualmente esplicite» pubblicate senza il proprio consenso. Non è ancora chiaro quali informazioni sarà necessario dare a Google per chiedere la rimozione delle immagini. In passato anche altri social network come Twitter e Reddit hanno preso misure contro il “revenge porn”, ma quella di Google è finora la più dura. Scrive Singhal:

«Si tratta di una misura dai confini ben precisi, simile a quella che abbiamo già adottato per rimuovere informazioni altamente personali come il numero del proprio conto in banca. Sappiamo di non poter risolvere il problema del “revenge porn” – non possiamo rimuovere quelle immagini da Internet, ovviamente – ma speriamo che la rimozione di queste immagini dalle nostre ricerche possa dare una mano.»

In molti hanno paragonato la nuova misura a quanto Google è già costretta a fare da una sentenza della Corte di giustizia sul cosiddetto “diritto all’oblio”: da circa un anno Google deve rimuovere dai risultati delle proprie ricerche i link che secondo una certa persona contengono informazioni «inadeguate, irrilevanti o non più rilevanti, o eccessive in relazione agli scopi per cui sono state pubblicate». Il sito Quartz ha fatto però notare che sul “revenge porn” Google ha tenuto un atteggiamento «molto più attivo»: nel primo caso ha infatti accolto male la sentenza della Corte di giustizia della UE – criticata anche da diversi esperti di diritto della comunicazione – ed è anche stata accusata di aver cercato di “ostacolare” le varie applicazioni della sentenza.

Negli Stati Uniti quello del “revenge porn” è un problema molto sentito: un sondaggio condotto fra il 2012 e il 2013 dall’associazione Cyber Civil Rights Initiative ha scoperto che una persona su dieci, al termine di una relazione, ha minacciato l’ex compagna o compagno di pubblicare online materiale da “revenge porn” senza il suo consenso. Secondo il New York Times le legislazioni dei singoli stati americani sono ancora poco attrezzate per condannare questo tipo di comportamenti e fermare la diffusione delle foto, mentre la legge federale tende esplicitamente a proteggere i gestori di siti Internet che ospitano materiale diffuso da altre persone. In ogni caso è molto difficile che fotografie rimaste online per alcuni mesi non restino in circolo per anni, oppure che non vengano scaricate e pubblicate su altri siti.
Vedremo cosa ci riserverà il futuro.