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Apple propone di semplificare il meccanismo di pagamento dei diritti musicali

Nelle battaglie in streaming del settore della musica, la lotta si estende fino alle minuzie del diritto d'autore. Apple ha proposto di semplificare il modo, molto complesso, dei diritti d'autore; vediamo in che modo.

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La proposta di Apple, presentata al Copyright Royalty Board statunitense, consiste nel pagamento di 9.1 centesimi ogni 100 volte che un brano viene riprodotto. Questa formula dovrebbe sostituire i lunghi passaggi previsti ora delle regole federali per le tariffe della musica in streaming che, spesso, lasciano i musicisti disorientati a proposito del flusso di denaro che arriva da questi servizi.

Ma, a quanto afferma il The New York Times, anche in questa proposta apparentemente innocua, l’obiettivo di Apple è chiaro: Spotify, il suo acerrimo nemico per quanto riguarda la musica in streaming. La proposta alzerebbe in modo significativo le tariffe che Spotify paga e ci sarebbero diversi passaggi pensati per attaccarne il modello freemium.

Uno stream interattivo, ha un valore intrinseco

scrive Apple,

indipendentemente dai modelli di business scelti dai provider.

Un portavoce di Apple ha confermato l’archiviazione, ma ha rifiutato di commentare ulteriormente.

Apple propone di semplificare il meccanismo di pagamento dei diritti musicali og image TechNinjaApple propone di semplificare il meccanismo di pagamento dei diritti musicali

Il servizio streaming di Apple, Apple Music, è stato introdotto un anno fa e si è guadagnato il sostegno di molti artisti nel settore della musica (tra i quali Taylor Swift) perché non offre una versione gratuita, ma richiede il pagamento di circa 10 dollari al mese. Spotify, nata in Europa nel 2008, ha entrambe le versioni, sia quella gratuita che quella a pagamento. Questo ha portato ad un rapporto teso con le case discografiche e gli editori musicali, i quali dicono che il livello gratuito del servizio non paga abbastanza diritti d’autore e svaluta la musica su tutta la linea.

La battaglia per la musica libera si è estesa fino a YouTube; l’industria della musica ha attaccato il servizio per mesi, sostenendo che non paga abbastanza i diritti d’autore e che la disponibilità di tanta musica gratis sul sito ha ostacolato la crescita dei servizi a pagamento. Sia Spotify che YouTube affermano di pagare miliardi di dollari per l’industria musicale. Il mese scorso, Apple ha riferito che Apple Music ha 15 milioni di abbonati; Spotify ha riferito di aver 30 milioni di utenti paganti e altri 70 milioni che ascoltano gratuitamente, con gli annunci pubblicitari.

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Anche se Apple Music offre un periodo di prova gratuito di tre mesi, l’azienda difende strenuamente il suo modello di musica a pagamento.

Sosteniamo al 100 per cento gli artisti, i quali dovrebbero avere il diritto di decidere dove distribuire il loro contenuto e se farlo in modo gratuito e libero, oppure se a pagamento e a che prezzo.

è quanto ha detto Eddy Cue, vice presidente senior di Apple software e servizi internet, in un’intervista questa settimana a The Hollywood Reporter.

Il deposito di Apple è stato fatto come parte di un procedimento da parte del Copyright Royalty Board per fissare le tariffe di legge per i download e i servizi di streaming interattivi dal 2018 al 2022. Spotify, Google, Pandora, Amazon e la Recording Industry Association of America sono stati tutti tenuti a presentare le loro proposte venerdì.

Anche se la proposta di Apple con il Copyright Royalty Board è limitato a tre brevi paragrafi, potrebbe avrebbe larghe ripercussioni, se adottata. Quello che Apple non dice nella sua presentazione, tuttavia, è che le tariffe di legge che propone non sarebbero applicate ai propri servizi.