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Sono tornato ad iPhone 5, ed ho visto il fantasma di Steve Jobs!

Ho ripreso in mano il mio vecchio iPhone 5, dopo aver venduto il mio fido 6S. Ed ho visto il fantasma di Jobs.

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Per la maggior parte dei comuni mortali, i mesi di Luglio ed Agosto sono mesi di vacanza: mesi grazie ai quali è possibile riprendersi dallo stress accumulato durante i mesi di lavoro, ed approfittarne per fare qualche bagno a mare o qualche gita in montagna. Per altri invece (e mi riferisco alla categoria di noi nerd appassionati), i mesi di Luglio ed Agosto sono i mesi decisivi durante i quali si stabilirà il prezzo di vendita del nostro iPhone. Mesi in cui utilizzeremo ogni canale a noi disponibile ( Subito, eBay, o ancora meglio il nostro megagalattico Forum) per riuscire a piazzare il nostro iPhone, onde racimolare il gruzzolo base che ci permetterà di guardare al futuro della mela con rinnovata speranza. Per chi ancora non mi comprendesse, sto parlando dell’ormai annuale rituale di vendita del proprio iPhone da parte degli appassionati (malati, seguaci, chiamateli come volete voi) della mela morsicata, seguita dall’attesa spasmodica dell’ormai solito Keynote di Settembre, mese durante il quale Tim Cook presenta al mondo intero il nuovo iPhone, lo smartphone che, nel bene o nel male, farà a lungo parlare di se, e sarà molto spesso metro di paragone con la concorrenza. Durante questo mese infatti, io stesso, da buon appassionato, ho venduto il mio iPhone 6S (e devo dire ad un’ottima cifra rispetto al passato, complice anche il fatto che il mio iPhone esca dalle mie mani allo stesso modo in cui esce dal negozio), in attesa della rivelazione di settembre. Quest’anno, a dirla tutta, l’ho venduto con qualche mese di anticipo (solitamente riesco a piazzarlo dopo la presentazione del nuovo iPhone), e sono passato al mio amato iPhone 5 nero ardesia (quello che, come più volte detto, considero il capolavoro di design e colore che Apple stessa ancora non è riuscita ad eguagliare) che gelosamente custodivo in una teca anaerobica, al pari di un’opera d’arte o della Sacra Sindone. Non vi sto a raccontare l’aneddoto vissuto durante le fasi della vendita. Tuttavia, dopo averlo usato un giorno, mi sono subito tornate in mente vecchie emozioni, che ho voluto condividere con voi in questo piccolo post, che di tecnico forse non ha nulla, ma che di riflessivo ha sicuramente molto.

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Parto da un presupposto: ero contento di passare ad un iPhone più grande, quando Apple presentò per la prima volta al mondo iPhone 6, il device che tagliava le gambe alla filosofia Jobs del “One Handed”, beffeggiando intere generazioni di marketing melato che vedevano i 4 pollici come una esigenza quasi corporale per poter utilizzare correttamente un telefono. Come dite? non ricordate quello che dico? d’accordo, capisco che il campo di distorsione della realtà ereditato da Jobs sia molto potente, ma penso di potervi rinfrescare la memoria con un video, preso dallo stesso canale youtube di Apple Italia (non ufficiale chiaramente, visto che ai tempi non esisteva), che vi rammenterà per benino cosa intendo dire:

 

 

Ok, ora che avete la memoria ben fresca (dovresti ringraziarmi, col caldo che fa…) torniamo a bomba. Come vi dicevo, ho da qualche giorno il mio fido iPhone 5 con iOS 9.3.2. E devo dirmi che me lo sto godendo per la seconda volta (la prima fu quando uscì). E’ vero c’e’ poco da fare: con iPhone 5 ho rivisto il fantasma di Steve Jobs che mi ricordava come un telefono debba per prima cosa essere un telefono, e non un tablet.

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iPhone 5 (o iPhone SE se volete stare al passo coi tempi) sono la dimensione perfetta per un device che sia adatto alla multimedialità “non costante”. Ovviamente, qualora abbiate altre esigenze (rimanere più tempo ad ammirare le curve di Belen su internet per esempio) il tablet è la migliore soluzione. Da questo punto di vista ritengo che Apple stia sbagliando strategia di vendita. Ad oggi sembra di essere tornati alla Apple di Sculley, con mille dispositivi di mille dimensioni. E non devo certo ricordarvi che Apple tornò una azienda trainante grazie alla mania di semplificazione di Steve Jobs, che non appena tornato, decise di gettare in pattumiera il tutto ed iniziare da pochi semplici prodotti. A riprova di ciò, vi basti pensare che gli ingegneri Apple e gli addetti alla vendita della vecchissima Apple, avevano dei diagrammi di flusso che guidavano l’utente verso la scelta del prodotto, tante erano le tipologie dei Mac (e non sto scherzando). E’ vero, i tempi cambiano, ma la filosofia vincente a mio parere rimane la stessa. Oggi il consumatore ha di fronte non un iPhone, ma 3. Non un iPad, ma 3. Abbiamo iPhone SE, iPhone 6S, iPhone 6s Plus, iPad Mini, iPad Pro 9 pollici, iPad Pro 12 pollici. Ovviamente non metto in gioco la colorazione (che con Jobs si limitava al nero ed al bianco), altrimenti le combinazioni diverrebbero cervellotiche. Insomma ne abbiamo per tutte le grandezze e per tutti i gusti. E si sa, il consumatore molto spesso deve essere guidato durante la fase di scelta. Ovviamente sono parole di un consumatore, lungi dall’essere un esperto di marketing o di bilanci e capitalizzazioni. Ma a mio modesto parere, Apple dovrebbe trovare  (o meglio ritrovare) quel filo logico che teneva per mano tutti i suoi prodotti, in una perfezione di logica ed uso che purtroppo oggi non ritrovo. Un solo iPhone, l’iPhone, ed un solo iPad, l’iPad. Hai bisogno di utilizzare lo smartphone? tiri fuori il tuo iPhone. Hai bisogno di qualcosa di più? ecco il tuo iPad sempre presente. E per il lavoro che richiede un portatile, ecc il Macbook. Hai bisogno di una postazione fissa? ecco iMac. Hai bisogno di potenza di calcolo ed una postazione fissa? ecco il Mac Pro (peraltro ormai snobbato alla grande da Apple, che non lo aggiorna da molto, molto tempo). Invece oggi si assiste alla baraonda di prodotti, tanto che neanche il consumatore sa più destreggiarsi. Non sarebbe forse il caso di rimettere ordine, di richiamare la cosiddetta filosofia zen che permeava le azioni di Steve e che filtrava in ogni tessuto della Apple di un tempo? E’ vero, obietterete dicendo che “fin quando i conti danno ragione ad Apple, perché cambiare?” in realtà il motivo risiede proprio in questo. Oggi Apple sembra più (ma è una mia considerazione personale) una multinazionale dedita al profitto, piuttosto che quella azienda che vedeva la soddisfazione del cliente come motivo di orgoglio e mission aziendale. Ne è la riprova la mancanza di innovazione che da qualche anno latita nell’azienda di Cupertino (ed a rigor del vero, anche in altre aziende concorrenti, ma che non hanno mai ostentato la soddisfazione del cliente a tutti i costi, ed il voler realizzare i migliori prodotti del mondo).

Sono convinto, alla fine di queste piccole considerazioni, che Apple debba darsi una mossa. iPhone 7 sembra (almeno stando agli ultimi rumors) sempre più un iPhone 6SS, e se le ipotesi fossero confermate, Apple potrebbe assistere ad un ulteriore calo dei sui profitti. Ma soprattuto, soprattutto, alla soddisfazione di coloro che un tempo vedevano in questa azienda l’Azienda che faceva dell’innovazione e della soddisfazione, il suo punto di arrivo.