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Il braccio robotico controllato dal pensiero

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La visione di un film di fantascienza porta con sé generalmente un enorme quantitativo di domande che coinvolgono la sfera del probabile e del possibile e che portano lo spettatore ad interrogarsi sulle ragioni che impediscono al mondo della ricerca scientifica di mettere in atto le geniali idee partorite da registi e sceneggiatori.

Logicamente, il passaggio tra idea e azione comporta spesso un’infinità di tappe intermedie che prevedono la realizzazione dei componenti adibiti alla messa in atto del progetto originale, con il risultato che per assistere, ad esempio, all’attuazione di un braccio robotico comandato dal pensiero ci sono voluti oltre 30 anni a partire dalla sua prima postulazione.

Il braccio robotico controllato dal pensiero erik sorto protesi braccio pensiero 300x169 TechNinja

 

La fantascientifica realtà si è infatti finalmente concretizzata grazie al lavoro di alcuni ricercatori facenti capo al California Institute of Technology, al Caltech e Rancho Los Amigos National Rehabilitation Center che sono riusciti a dare vita una protesi robotica esternaperfettamente in grado di replicare le funzionalità di un comune arto e di rispondere ai comandi del pensiero, seppur non inserita nella struttura corporea del degente.

Paralizzato dal collo in giù dall’età di 21 anni, il 34enne Erik Sorto è infatti riuscito a recuperare parte delle funzionalità corporee lese grazie all’impianto di appositi chip neurali muniti di elettrodi, all’interno della corteggia parietale posteriore, attraverso i quali risulta possibile trasferire gli impulsi elettrici prodotti dal cervello del ragazzo e tradurli in altrettanti movimenti della protesi robotica finalizzata rispondere alle basilari esigenze motorie.

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In sostanza, l’avvento di una moderna tecnologia in grado di cogliere gli impercettibili impulsi emessi dal nostro cervello ogni volta che vogliamo “ordinare” al nostro corpo la messa in atto di un’azione cosciente ha reso possibile la realizzazione di un complesso sistema robotico che parte appunto dalle nostre reti neurali e termina con dispositivi talmente sensibili da tradurre in pratica l’idea di movimento presente nella nostra testa.

Grazie ad un lavoro durato due anni che ha coinvolto equipe di neurochirurghi e tecnici informatici, Erik Sorto è oggi il primo paziente al mondo a poter vantare il pieno successo dell’operazione e a poter compiere piccoli gesti quotidiani, come afferrare un bicchiere o stringere la mano di un’altra persona, facendo leva su un braccio robotico e sulla forza del proprio pensiero.

Benché ancora incapace di svolgere azioni compromesse come lavarsi i denti, Sorto è comunque entusiasta del parziale recupero delle facoltà compromesse e ora punta ad effettuare un ulteriore processo di riabilitazione in grado di estendere le sue possibilità corporee e, con esse, il novero delle nostre domande relative a fantascienza e realtà fino ad un completo trasferimento del possibile e del probabile al campo dell’azione.